Sono Samuela Camelliti, insegnante di greco e latino. Non ti faccio imparare le versioni a memoria: ti insegno a ricostruirle. Perché è questo, tradurre.
Tanti studenti bravi — anche da dieci in pagella — arrivano al liceo o all'università senza saper davvero tradurre. Non per pigrizia: perché nessuno ha mai insegnato loro come si fa.
Hanno imparato a memorizzare: paradigmi, regole, a volte intere versioni. Ma davanti a un testo mai visto si bloccano, il vocabolario diventa una zattera a cui aggrapparsi parola per parola, e la traduzione esce senza senso — nemmeno in italiano.
Tradurre non è ricordare: è ricostruire. La memoria serve solo a colmare le lacune. Il testo lo ricostruisci tu, con il ragionamento.
Come farebbe un buon medico: prima la diagnosi, poi la cura. Non esiste il metodo giusto in assoluto — esiste quello giusto per te, per quel testo, per quell'obiettivo.
Una studentessa universitaria di lettere classiche, dieci fisso al liceo, era convinta di saper tradurre. In realtà aveva imparato a memorizzare i testi — e nessuno se n'era accorto, nemmeno lei. Al primo incontro non le ho spiegato una regola: le ho fatto domande, finché non l'ha visto da sola. Da lì abbiamo ricostruito il metodo da zero: prima la comprensione, poi l'analisi, la memoria solo dove serve.
Il voto non è la competenza. La competenza si costruisce — a qualsiasi età.
Studenti del liceo classico che con le versioni annaspano (o che vogliono smettere di annaspare prima della maturità). Universitari di lettere che si accorgono tardi delle lacune. Adulti che vogliono riprendere in mano il greco o il latino sul serio. Le lezioni sono online: serve solo una connessione e la voglia di capire come funziona la tua testa.
Mezz'ora conoscitiva, senza impegno: mi racconti dove sei bloccato, io ti dico come lavorerei con te.
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